Un po’ di uccellini fuori che cinguettano fastidiosamente, il fruscio di un ventilatore che tenta invano di smuovere un po’ di aria senza riuscirci un gran che. Silenzio. Neppure il telefono vuole più suonare. Un enesorabile silenzio. Quella che fa’ più casino di tuttu alla fine sono io che incurante scrivo queste quattro righe sul mio blog nella speranza che qualcuno un giorno abbia voglia di leggerle e magari anche il desiderio di lasciare un commento. Fa’ veramente caldo. Di fronte a me ho un piccolo termometro digitale che segna 32,3° C con il 43% di umidità. Potremmo cominciare con un po’ di sana retorica e chiederci dove andremo mai a finire, dove questo mondo ci porterà visto che è così stanco di noi, ma direi che ce lo possiamo anche risparmiare, alla fine è un disporso che non porta a nulla, però che mi ha fatto scrivere altre tre, quattro righe.
Questa mattina mi sono svegliata con la luce del sole, ho completamente dimenticato di tirare la tenda, così il signorino ha pensato bene di sparare sui miei occhi chiusi la sua presenza, svegliandomi. Alla fine è stato anche cortese perchè non l’ha fatto troppo presto erano già le cinque e mezza. Comunque visto che oramai ero ben che sveglia, ho fatto la mia prima mattutina tappa in bagno. Mi sono trascinata fuori dal letto caldo, sul quale dormo di traverso per cercare di occupare tutto lo spazio, ho dato una sbirciatina al libro di Erica Jong sul comodino indiano, pensando che ieri alla fine era così tardi che non ho neppure pensato di prendere in considerazione una piccola immersione nella lettura, e mi sono avvita verso la stanza accando dove ho fatto una lunga, rilassante pipi. Avete mai pensato che gioia immensa sia fare la pipi? Vi è mai capitato di doverla trattenere per forza di cose e sentirvi quasi morire perchè dovevate aspettare? Quando finalmente sei a casa e puoi liberarti del peso, bhe è sicuramente una gran bella gioia. Rilassa. Almeno a me da una gran bella soddisfazione.
Così, stamattina, facendo pipì ho anche sfoggiato il mio primo sorriso della giornata.
Vivo da sola quindi difficilmente la mattina appena sveglia pronuncio una parola. Sono però un paio di mattine che mi accorgo di pronunciare sempre la stessa frase, come prima della giornata: “che casino”. E accidenti se è vero. Questo caldo mi ha fatto passare qualsiasi iniziativa da casalinga disperata. Altro che casa sempre in ordine e linda, macchè. Mi sa che se stasera non svuoto il bidone della spazzatura prenderà pienamente possesso dell’appartamento. Poi, dopo un’assonnata pausa ho realizzato. Senza acqua fresca. Ma come può essere che non abbia mai acqua sufficiente, o pronta in frigo. Lo so me l’ha detto la mamma che non si beve l’acqua dal frigo, ma ue! ci sono quasi 33 gradi, e ormai da un bel po’ di giorni, e il nostro amico Giugliacci non accenna a dire che la temperaturà si abbasserà, anzi non fa’ altro che ripetere il contrario. Ero senza acqua come ora.
Come al solito sono stata a sfogare un po’ di tossine ed aumentare un po’ della mia autostima con circa 45 minuti di palesta in pausa pranzo e tra il caldo e la temperatura eccessiva ho trangudiato la mia terza bottiglietta d’acqua della giornata, sono tornata in ufficio, ancora spoglio del silenzio delle mie colleghe, affamata del mio riso in bianco, e assetata della mia ultima bottiglietta di acqua. E ora? Sono quasi le cinque, e ho sete. Sete di un copioso sorso d’acqua fresca, una bella sorsata di quelle che quando ingoi sembra facciano arrivare il liquido in ogni insenatura del tuo addome rinfrescandolo.
Mi accontenterò dell’acqua del rubinetto, mieri cari. Temperatura ambiente, vale a dire 30 gradi circa. Salute! 
Miracolo! Qualcuno ha avuto la brillante idea, non solo di romprere questo fastidiozo silenzio, ma addirittura di prendere un’iniziativa: gelato per tutte!!!!
Dieci minuti e tornerà sia il silenzio che la sete